Rogers ha scritto: “Quel che sono è sufficiente, se
solo riesco ad esserlo.”
La scelta di chiamare “Entelechia” il Centro di
Counseling e Mediazione Familiare presso il quale svolgo la mia professione è
strettamente connessa a questa frase, e spero di riuscire in poche parole a
spiegarne il senso.
Entelechia è un termine greco, utilizzato per la prima
volta da Aristotele per indicare il fatto che l’intero Universo è in uno stato
di eterno cambiamento ed evoluzione, ma qualcosa resta sempre costante, questa “entelechia” appunto, ovvero la tendenza
che ha ogni realtà a evolversi in vista del fine che ha iscritto in è stessa (dal
greco “ev”, cioè “in, dentro” e “telos”, ovvero “obiettivo”, per cui possiamo
tradurre entelechia con “il fine interno”).
Entelechia vuol rappresentare allora il più alto potenziale che ciascuno di noi
porta in sé, una sorta di finalità interiore inscritta in ogni essere vivente e
che costituisce la meta finale verso la quale tende la nostra evoluzione.
Per chiarire questo concetto possiamo portare l’esempio
di un albero. Il suo ciclo vitale inizia come semplice seme, e solo dopo un lungo
percorso di sviluppo potrà raggiungere il suo stadio finale. Ma la sua essenza è
sempre la stessa: inevitabilmente quel seme sarà portato a crescere e diventare
un albero. Leggendo la realtà secondo questo codice possiamo dire allora che
qualunque cosa succeda, questo segua sempre il preciso obiettivo di portarci ad
essere più profondamente ciò cui siamo destinati diventare.
Ogni esperienza svolge il compito di formarci,
definirci, avvicinarci a ciò che esprime il nostro vero potenziale. Questo vale
tanto per le circostanze positive quanto per quelle negative: ogni avversità
può trasformarsi in un’occasione per scoprire in noi inaspettate risorse, delle
quali non sospettavamo l’esistenza. Perché l’essere umano ha l’enorme fortuna di
poter imparare da ogni esperienza e in questo processo progredire verso una
maggiore autoconsapevolezza.
Naturalmente, non sempre siamo consapevoli di
quale sia il nostro potenziale, e verso quale direzione dobbiamo/possiamo
muoverci. Ma in quanto esseri umani, la stessa consapevolezza del nostro
intrinseco valore, del nostro enorme (per quanto non ancora definito)
potenziale, rappresenta un passo fondamentale verso la realizzazione di quello
che Assagioli ha chiamato il nostro modello ideale.
Entelechia esprime tutto questo, per questo
possiamo “ciò che sono è sufficiente, se
solo riesco ad esserlo”. L’importante è riuscire a diventare realmente se
stessi, e tutto il resto verrà da sé.
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