Un
giorno tu m'hai detto ch'ero grande,
E
dunque, ch'io sia grande, se ti va,
O
piccola, oppur d'altra statura -
Anzi,
già sono come piace a te.
E. DICKINSON, Poesie
Mi è capitato spesso che i genitori, durante le sedute di mediazione, alla domanda "Ma come sta reagendo il vostro bambino alla separazione?" mi rispondessero: "Oh, lui è tranquillo, è bravo come sempre, non ci ha mai dato pensieri!". Questa risposta mi fa venire in mente la favola del Cucciolo che non sapeva dire di no, e per questo vorrei proporvela.
Nel Bosco delle Sette Querce c'era tutto ciò che in
un bosco che si rispetti ci deve essere, perciò c'era anche un fiume che, come
si sa, è una delle cose più importanti della terra, e poiché aveva la fortuna
di arrivare fino al mare, era molto rispettato perché faceva una cosa che
nessun altro faceva. Inoltre era molto più vecchio di ognuno degli abitanti del
Bosco, e di tutti loro messi insieme, cosicché era anche molto saggio e sapeva
tante cose, anche quelle che agli altri sfuggivano.
Fu così che si accorse che c'era nel bosco un
cucciolo che veniva sempre a guardarlo con malinconia verso il tramonto. Poi
arrivavano anche i suoi genitori e i suoi fratelli e lui andava via con loro.
Un giorno, incuriosito, il fiume spruzzò il naso
del cucciolo con un po' d'acqua, mentre era lì a osservarlo sempre con la sua
aria malinconica; allora lui si ritrasse un poco e gli chiese: «Perché mi hai
bagnato?».
«Perché volevo parlarti» rispose il fiume. «Vorrei
sapere perché hai sempre quell'aria malinconica quando vieni a guardarmi. È
forse perché non sei bravo alla Scuola dello Spiazzo?»
«No» rispose il cucciolo «sono molto bravo alla
scuola, so a memoria tutte le storie che sono state raccontate.»
«No, non mi hanno sgridato; e poi perché dovrebbero
farlo? lo obbedisco sempre, dico sempre di sì.»
«Allora non vai d'accordo con gli altri?»
«No, io vado d'accordo con tutti, faccio sempre
quello che gli altri vogliono.»
«Ma allora perché sei sempre così malinconico?»
«Non lo so esattamente» rispose il cucciolo. «Forse
è perché io mi sento sempre solo.»
«Ma proprio sempre, anche quando sei con gli
altri?»
«Sì, anche allora. Anzi, più io cerco di fare
quello che vogliono gli altri perché mi vogliano bene e mi stiano vicino, più
io mi sento solo.» .
Il, fiume si fermò un momento per pensare. C'era
qualcosa che non gli andava. Tutte le volte che nella sua lunghissima vita
aveva conosciuto dei cuccioli esemplari come questo, lui era sempre diventato
triste.
E dire che questi cuccioli erano invece il vanto
dei loro genitori e dei loro maestri ed erano benvoluti da tutti; i più bravi a
scuola, i più obbedienti in casa, i più servizievoli dovunque.
Solo una cosa sembrava che non riuscissero a fare:
a dire di no. Le pochissime volte in cui ci riuscivano, subito dopo erano così
spaventati che tornavano precipitosamente indietro e diventavano mille volte
più servizievoli e più obbedienti di prima, tanta era la paura di ciò che
avevano fatto.
E questo cucciolo che tutte le sere al tramonto
veniva a trovarlo e a guardarlo con malinconia, era proprio come loro, dello
stesso genere; il fiume era troppo vecchio e saggio per non accorgersene.
E fu così che, pensa e ripensa, gli venne un'idea.
Aspettò che una sera al tramonto arrivasse tutta la
sua famiglia e quando i cuccioli si allontanarono per giocare nel bosco
cominciò a parlare con i suoi genitori.
«Com'è Gregorio» (era questo il nome del piccolo) «quando
è in casa?»
«Buonissimo» rispose la mamma, stupita di sentirsi
fare quella domanda «vorrei che anche gli altri miei figli fossero così bravi,
sempre sorridenti e ubbidienti. Invece mi danno tanto da fare, soprattutto
Andrea che è il più grande e che è scatenato come una peste. lo devo passare la
mia giornata dietro a lui, a riparare tutti i danni che fa. Meno male che ho
Gregorio che mi aiuta!».
«Già» riprese il fiume, rallentando un po' le sue
acque per pensare «ma chissà se lui è contento di dover fare sempre il bravo
per aiutare voi!»
«Certo che è contento» ribatté il papà, anche lui
stupito di quella osservazione «altrimenti non sarebbe sempre così sorridente e
tranquillo, non ti pare?»
«È vero che ogni cucciolo è diverso da un altro»
rispose il fiume «ma è anche vero che certi si fanno notare come se ci fossero
solo loro al mondo a dover attirare l'attenzione, mentre certi altri fanno di
tutto per passare inosservati o per essere proprio uguali a come li vorrebbero
i loro genitori, per non aver niente che li possa rendere sgraditi, e quindi
meno accettati.»
«Un pensiero del genere non mi aveva mai sfiorato
la testa» rispose la mamma, che amava molto i suoi figli e che si era proposta
di essere il più possibile buona, disponibile e attaccata ai suoi cuccioli,
anche perché lei invece, quando era piccola, aveva avuto la mamma lontana e si
era sentita molto sola. «Però, adesso che ci penso» soggiunse «mi viene in
mente che Gregorio è davvero un po' così. Lui non ha imparato presto come i
suoi fratelli a non bagnare la cuccia di pipì durante la notte. Ma tutte le volte
che si svegliava al mattino era mortificato e mi aiutava a cambiare la paglia e
a metterne della pulita. E anche ora, una mattina che per caso mi sono
svegliata molto presto, mi sono resa conto che lui era già in piedi per cambiare
la paglia della sua cuccia perché io non me ne accorgessi più tardi.»
«Questo significa però che qualche volta gli capita
ancora di bagnare la cuccia di notte?»
«Penso di sì, anche se non ne sono sicura. Anzi, mi
sono sempre chiesta perché questo gli succedesse ancora, ma non l'ho mai
capito.»
«Ma anch'io bagnavo la cuccia da piccolo» aggiunse
il papà «passerà a lui come è passato a me. Certo però che alla sua età io non
lo facevo più.»
«Potremmo provare insieme ad aiutare Gregorio a sentirsi
più sicuro» disse allora il fiume «in modo che non sia costretto a fare delle
cose solo per paura di qualcosa d'altro. lo credo che il problema sia questo.
Forse lui si comporta così perché è ancora talmente insicuro che ha sempre
bisogno dei genitori, come un cucciolo appena nato.»
«Forse è proprio vero» osservò la mamma che si era accorta
di questo e cominciava a capire. «Ma com'è che potremmo fare per aiutare
Gregorio a essere più sicuro di sé?»
«Non lo so neanch'io, perché la cosa non è così
semplice, però potremmo cominciare a pensarci insieme.»
E fu così che per diverse sere il fiume si fermò a
parlare con la mamma e il papà, mentre i cuccioli giocavano, finché tutti
ebbero un'idea.
E allorché ebbero deciso, finalmente una sera il
fiume aspettò che Gregorio arrivasse e quando lo vide ancora più malinconico
del solito gli chiese a bruciapelo: «Tu lo sai che cos'è il mare?».
«Sì, l'ho imparato alla Scuola dello Spiazzo. È una
grandissima distesa d'acqua a cui arrivano tutti i fiumi che nascono dai
monti.»
«È vero» disse il fiume «ma il mare è molto più di
questo. È come la vita, perché raccoglie le acque che noi fiumi gli portiamo,
poi si allea col sole per farle evaporare, farne le nuvole che portano le
piogge e restituiscono l'acqua alla terra che gliel'ha mandata. Ogni goccia è
importante e sa di esserlo perché senza di lei il bosco non esisterebbe. È
proprio la vita che glielo insegna. Ma anche tu sei importante per il bosco
come tutto ciò che vi esiste.»
«Io sono importante per il bosco?» chiese
meravigliatissimo il cucciolo, incredulo.
«Certo, tu non lo sai, ma ancora prima che tu
nascessi c'era già pronto un libro da scrivere, dedicato solo a te, nell'archivio
dell'albero millenario e man mano che tu crescevi a poco a poco i suoi fogli
hanno cominciato a riempirsi, come sempre avviene per ogni vita.»
«Ma chi è che scrive le pagine di questo libro?»
«Agli inizi sono gli adulti, ma quando un cucciolo
cresce impara a scriverle da solo.»
. «Ho paura che io non imparerò mai!» disse
sconsolato il piccolo. «Per poter scrivere delle pagine da soli bisogna essere
forti e non aver bisogno dei grandi. lo invece ne ho sempre bisogno.»
«Ma finché tu non sperimenti che cosa puoi fare da
solo non lo saprai mai. E se io ti proponessi di fare un viaggio con me che
cosa ne diresti?»
Il cucciolo si fermò un po' a pensare, interdetto.
«Perché mi proponi una cosa simile?»
«Perché per imparare a vivere, certe volte, è
importante fare un viaggio da solo, non sempre attaccato agli altri: un viaggio
di vita. Se tu vuoi puoi seguire l'acqua della mia corrente e scendere con me fino
al punto da cui si vede il mare, lontano, lontano. Vedrai che imparerai tante
cose e dopo potrai tornare nel bosco.»
Il cucciolo era molto spaventato dalla proposta del
fiume.
Come poteva lasciare i suoi genitori, i suoi
fratelli, i suoi amici, per intraprendere questo viaggio? Sarebbe sicuramente morto
dallo spavento la prima notte. Poi però guardò il fiume, si ricordò di tutte le
volte che gli aveva fatto compagnia al tramonto quando lui era così malinconico
e pensò che un amico di quel genere non poteva dargli cattivi consigli. E fu
così che Gregorio partì e discese lungo le sponde del fiume per giorni e
giorni.
Vide allora il punto dove il fiume si doveva aprire
un varco fra le rocce, dove precipitava in una cascata, dove si adagiava calmo
e tranquillo in placide anse. E ogni sera il suo amico fiume gli indicava una
grotta o un cespuglio ben protetto o un altro luogo in cui dormire. Le prime notti
il cucciolo ebbe molta paura, ma a poco a poco si abituò a sentire lì vicino
l'acqua del suo fiume che scorreva e che gli faceva compagnia e la paura passò.
E, come il fiume, anche Gregorio dovette imparare a
destreggiarsi da solo, ad aprirsi un varco quando l'acqua passava sotto il
fitto di una foresta, a guardarsi dagli animali pericolosi e dai cacciatori e a
procurarsi il cibo per quando aveva fame. Senza accorgersene era diventato a poco
a poco forte e saggio come il fiume. Finché un giorno arrivarono insieme a una
radura su un altopiano, dopo la foresta, e il fiume lo chiamò.
«Guarda verso l'orizzonte, laggiù, lontano. Ecco,
vedi, quello è il mare. Tu sei arrivato fin dove solo pochissimi animali del
bosco sono arrivati. Da questo momento io entro in un altro fiume che va fin
verso la pianura, poi in quel lago laggiù, poi ne esco con quell'altro fiume e
mi butto nel mare. Ecco, da qui in avanti io cesso di essere il fiume che tu
conosci ed entro in un altro. Fino a qui ero un piccolo fiume di bosco, come tu
eri un piccolo cucciolo, ma d'ora in avanti io scorrerò in un fiume più grande verso
il mare. E tu sei ancora lo stesso di prima?»
«Veramente sono diventato molto più forte. Adesso
so persino riconoscere ed evitare le trappole dei cacciatori e riesco a
procurarmi il cibo da solo. E poi la notte ho imparato a trovarmi i rifugi per
poter dormire tranquillo » rispose Gregorio inorgoglito.
«Ecco, vedi, anche tu ora sei pronto a tornare nel
bosco cresciuto. Non sei più il cucciolo che diceva sempre di sì per paura di
essere abbandonato dai grandi. Questo vuoi dire che il viaggio che abbiamo fatto
insieme può finire qui. Avremo un po' di malinconia a separarci, ma è necessario
perché ognuno di noi possa compiere il proprio cammino. E, in ogni caso, le mie
acque, arrivate al mare, torneranno sempre con le nuvole e le piogge a scorrere
nel fiume del bosco che tu conosci e a farti compagnia. Addio, Gregorio» e le acque del fiume che l'avevano accompagnato
fin lì si precipitarono giù verso la pianura dentro un altro fiume, ma tanta
altra acqua arrivava e il fiume continuava a scorrere.
Il cucciolo diede un ultimo sguardo a quella cosa
immensa, splendente che correva lungo l'orizzonte, poi pian piano tornò verso
il bosco. Gli ci vollero parecchi giorni di cammino, ma ormai conosceva le
difficoltà e sapeva come evitarle o superarle, sia le trappole dei cacciatori
che la paura della notte e persino la fame. E quando finalmente tornò nel cuore
del bosco dove stavano i suoi amici, si accorse che tutti lo guardavano
meravigliati.
Il cucciolo
che diceva sempre di sì per paura di essere abbandonato era diventato così
grande e forte e saggio che era riuscito ad arrivare al mare e aveva accumulato
tante esperienze da essere lui adesso a insegnare agli altri, anche a dire di
no, quando uno se la sente, senza paura di essere abbandonato e di restare solo
al mondo.
Alba Marcoli, “ Il
bambino nascosto”
Alcuni bambini, proprio come il cucciolo Gregorio, credono che l'unico modo di meritare l'amore dei propri genitori sia essere sempre buoni e bravi; per questi bambini essere arrabbiati, disubbidienti o manifestare i propri sentimenti anche negativi equivale a fare i "cattivi" e potrebbe comportare l'abbandono da parte degli adulti significativi.
Sono i bambini non si lamentano mai, aiutano i genitori nella cura dei fratellini, sono sempre disponibili e accoglienti e da tutti acclamati in quanto "piccoli adulti". Ma non possiamo dimenticare che i bambini hanno innanzitutto il diritto ad essere bambini! E questo vale tanto più per i piccoli coinvolti nella separazione dei genitori, che di fatto rischia di rappresentare l'evento più tristemente significativo della loro infanzia.
Per questo motivo parte del lavoro del mediatore familiare è portare innanzitutto lo sguardo dei genitori sui bisogni inespressi dei loro figli, sia che si manifestino con difficoltà relazionali e scolastiche, sia - come in questi casi - con un'apparente mancanza di reazione da parte dei bambini. Perchè "Chi ha molto a che fare con i bambini scoprirà che nessuna azione esteriore resta senza influsso su di loro." ( Johan wolfgang Goethe).
Sono i bambini non si lamentano mai, aiutano i genitori nella cura dei fratellini, sono sempre disponibili e accoglienti e da tutti acclamati in quanto "piccoli adulti". Ma non possiamo dimenticare che i bambini hanno innanzitutto il diritto ad essere bambini! E questo vale tanto più per i piccoli coinvolti nella separazione dei genitori, che di fatto rischia di rappresentare l'evento più tristemente significativo della loro infanzia.
Per questo motivo parte del lavoro del mediatore familiare è portare innanzitutto lo sguardo dei genitori sui bisogni inespressi dei loro figli, sia che si manifestino con difficoltà relazionali e scolastiche, sia - come in questi casi - con un'apparente mancanza di reazione da parte dei bambini. Perchè "Chi ha molto a che fare con i bambini scoprirà che nessuna azione esteriore resta senza influsso su di loro." ( Johan wolfgang Goethe).

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