giovedì 23 maggio 2013

Conosci te stesso



“In te si trova occulto il Tesoro degli Dei.

Oh Uomo, conosci te stesso e conoscerai l’Universo e gli Dei”

Iscrizione sul tempio dell’Oracolo di Delfi









È estremamente difficile proporre una definizione di “Coscienza”, poiché si tratta di un fenomeno che non può avere un riscontro empirico nel senso tradizionalmente inteso dalla moderna scienza. Per descrivere la coscienza non possiamo quindi utilizzare i normali criteri di osservazione del mondo, ma dobbiamo necessariamente riferirci al vissuto diretto che ciascuno di noi ha con tale esperienza. Se infatti, per assurdo, dovessimo spiegare cosa si intenda per “coscienza” ad un essere privo di tale facoltà, ci troveremmo ad essere del tutto incapaci di trasmetterne il senso.


Possiamo innanzitutto partire nell’analisi di tale concetto individuando la coscienza come una qualità della mente, connessa alla consapevolezza dell’ambiente circostante e alla facoltà di interagirvi. Essa può esprimersi a diversi livelli: c’è innanzitutto il livello delle esperienze sensoriali e percettive, che gli uomini condividono con il mondo animale. C’è poi il livello della consapevolezza dei propri stati emotivi e del proprio pensiero, che ci permette di percepirci come oggetto della nostra stessa osservazione, conducendoci all’“autocoscienza”. Quest’ultima rappresenta una prerogativa propriamente umana, tanto che in numerose filosofie si ritiene che lo scopo dell’evoluzione sia proprio sviluppare pienamente la coscienza. 

Anche il motto della Psicosintesi, “conosci, possiedi, trasforma te stesso”, ci rivolge a questo fondamentale esercizio su noi stessi. Già il primo passo però, ovvero la conoscenza di sé, richiede un lavoro ben più impegnativo di quanto si possa pensare: l’uomo conosce ed utilizza normalmente le potenti forze della natura, ma troppo spesso ignora le forze che si agitano al suo interno, con il risultato di farsi da esse travolgere e dominare. Parlando in generale, possiamo infatti dire che gli esseri umani normalmente sono “agiti” da tutto ciò che emerge dall’inconscio, ovvero gli istinti, i desideri, gli impulsi, che occupano la coscienza per un periodo più o meno lungo. In altre parole, troppo spesso sono i conflitti inconsci a possedere l’Uomo e a muoverlo per raggiungere i propri scopi.

Infatti, come scrive Assagioli nel suo primo libro “Psicosintesi. Armonia della vita”, “noi non siamo unificati; ne abbiamo spesso l’impressione perché non abbiamo vari corpi, varie membra, e perché una mano non picchia l’altra; ma nel nostro interno avviene proprio così: varie subpersonalità si azzuffano fra loro continuamente; impulsi, desideri, principi, aspirazioni, ideali sono in continuo tumulto.” Le subpersonalità - satelliti psichici che coesistono nell’ambito della nostra personalità, ciascuna con un proprio stile e una propria motivazione - ci impongono le loro limitazioni, impedendoci di assumere atteggiamenti più consoni alle circostanze e di realizzare la nostra vera essenza; diventando insomma delle costrizioni. In ciò si manifesta il meccanismo della identificazione: la nostra identità viene assorbita e dominata da un qualsiasi contenuto della coscienza.

Solo attraverso la disidentificazione noi possiamo liberarci da questo giogo, smettendo fondamentalmente di confondere la nostra identità con il contenuto affiorato alla coscienza, e ponendo quindi fine alla identificazione. Come ricorda Assagioli, infatti “noi siamo dominati da tutto ciò in cui il nostro io si identifica. Noi possiamo dominare, dirigere e utilizzare tutto ciò da cui ci disidentifichiamo.”

Insomma, l’Io, disidentificandosi dai contenuti della attuale personalità cosciente e da quelli che in essa penetrano dall’inconscio, può dirigersi verso il Sé e da quel punto ricostruire la personalità, dominando e utilizzando le proprie energie interne.

Ma cosa intendiamo per Io?

 L’Io è il centro stabile attorno al quale ruotano i contenuti psichici che affollano la personalità; è la sua manifestazione che ci da il senso di identità individuale e ci permette di sentirci sempre noi stessi attraverso i mutevoli pensieri e gli stati d’animo della quotidianità. Solo attraverso la disidentificazione possiamo staccare la nostra coscienza dai contenuti e permetterle di concepirsi priva di ogni contenuto e di ogni punto di appoggio (e in ciò si realizza l’auto-identificazione).

Dobbiamo a questo punto chiarire che la conoscenza delle dinamiche della personalità e dell’inconscio da sola non è sufficiente per indurre trasformazioni nella psiche. Il “conosci te stesso” infatti richiede di essere accompagnato dalla scoperta e dal potenziamento della Volontà.

            Coscienza e Volontà sono entità correlate poiché la Volontà rappresenta l’aspetto dinamico e propulsivo dell’Io. La stretta connessione tra la funzione della Volontà e la Coscienza è un punto cardine della Psicosintesi. Come  ci ricorda Assagioli: “l’autocoscienza implica che noi agiamo da osservatori e testimoni di ciò che accade all’interno della psiche o all’esterno. In tal senso l’Io  […] è un punto di osservatore, uno spettatore che guarda il flusso degli avvenimenti. Contemporaneamente alla consapevolezza acquisita osservando, la volontà interviene attivamente per orchestrare le energie della personalità, per creare l’impegno a sollecitare l’azione nel mondo.” 

La Volontà è insomma il nucleo energetico insito nella Coscienza che, se riconosciuto e attivato, genera la facoltà di dirigere i comportamenti della personalità. In altre parole, la coscienza è dotata dell’energia della volontà, che le consente di operare sulla personalità:  l’uomo è veramente libero solo se riesce a porsi nella coscienza, a da questa posizione osservare i contenuti psichici ed agire, attivando la volontà, secondo il proprio progetto esistenziale. L’autorealizzazione passa quindi dalla disidentificazione dai contenuti psichici e dall’identificazione nella coscienza, la quale – in quanto principio unificante della psiche – racchiude in sé il nostro piano esistenziale e ci spinge ad attuarlo. Ad ogni essere umano è data le possibilità di fare della propria vita un’opera d’arte, plasmando la propria esistenza alla luce della coscienza; ignorare tale luce riduce l’agire a quello di una marionetta, i cui fili sono mossi dai condizionamenti ambientali, biologici o inconsci.

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