“In te si trova occulto
il Tesoro degli Dei.
Oh Uomo, conosci te
stesso e conoscerai l’Universo e gli Dei”
Iscrizione sul tempio dell’Oracolo di Delfi
È estremamente difficile
proporre una definizione di “Coscienza”, poiché si tratta di un fenomeno che
non può avere un riscontro empirico nel senso tradizionalmente inteso dalla
moderna scienza. Per descrivere la coscienza non possiamo quindi utilizzare i
normali criteri di osservazione del mondo, ma dobbiamo necessariamente
riferirci al vissuto diretto che ciascuno di noi ha con tale esperienza. Se
infatti, per assurdo, dovessimo spiegare cosa si intenda per “coscienza” ad un
essere privo di tale facoltà, ci troveremmo ad essere del tutto incapaci di
trasmetterne il senso.
Possiamo innanzitutto partire nell’analisi
di tale concetto individuando la coscienza come una qualità della mente,
connessa alla consapevolezza dell’ambiente circostante e alla facoltà di
interagirvi. Essa può esprimersi a diversi livelli: c’è innanzitutto il livello
delle esperienze sensoriali e percettive, che gli uomini condividono con il
mondo animale. C’è poi il livello della consapevolezza dei propri stati emotivi
e del proprio pensiero, che ci permette di percepirci come oggetto della nostra
stessa osservazione, conducendoci all’“autocoscienza”. Quest’ultima rappresenta
una prerogativa propriamente umana, tanto che in numerose filosofie si ritiene
che lo scopo dell’evoluzione sia proprio sviluppare pienamente la coscienza.
Anche il motto della Psicosintesi,
“conosci, possiedi, trasforma te stesso”,
ci rivolge a questo fondamentale esercizio su noi stessi. Già il primo passo
però, ovvero la conoscenza di sé, richiede un lavoro ben più impegnativo di
quanto si possa pensare: l’uomo conosce ed utilizza normalmente le potenti
forze della natura, ma troppo spesso ignora le forze che si agitano al suo
interno, con il risultato di farsi da esse travolgere e dominare. Parlando in
generale, possiamo infatti dire che gli esseri umani normalmente sono “agiti”
da tutto ciò che emerge dall’inconscio, ovvero gli istinti, i desideri, gli
impulsi, che occupano la coscienza per un periodo più o meno lungo. In altre
parole, troppo spesso sono i conflitti inconsci a possedere l’Uomo e a muoverlo
per raggiungere i propri scopi.
Infatti, come scrive Assagioli
nel suo primo libro “Psicosintesi. Armonia della vita”, “noi non siamo unificati; ne abbiamo spesso l’impressione perché non
abbiamo vari corpi, varie membra, e perché una mano non picchia l’altra; ma nel
nostro interno avviene proprio così: varie subpersonalità si azzuffano fra loro
continuamente; impulsi, desideri, principi, aspirazioni, ideali sono in
continuo tumulto.” Le subpersonalità - satelliti psichici che coesistono
nell’ambito della nostra personalità, ciascuna con un proprio stile e una
propria motivazione - ci impongono le loro limitazioni, impedendoci di assumere
atteggiamenti più consoni alle circostanze e di realizzare la nostra vera essenza;
diventando insomma delle costrizioni. In ciò si manifesta il meccanismo della
identificazione: la nostra identità viene assorbita e dominata da un qualsiasi
contenuto della coscienza.
Solo attraverso la
disidentificazione noi possiamo liberarci da questo giogo, smettendo
fondamentalmente di confondere la nostra identità con il contenuto affiorato
alla coscienza, e ponendo quindi fine alla identificazione. Come ricorda
Assagioli, infatti “noi siamo dominati da
tutto ciò in cui il nostro io si identifica. Noi possiamo dominare, dirigere e utilizzare tutto ciò da cui ci
disidentifichiamo.”
Insomma, l’Io,
disidentificandosi dai contenuti della attuale personalità cosciente e da
quelli che in essa penetrano dall’inconscio, può dirigersi verso il Sé e da
quel punto ricostruire la personalità, dominando e utilizzando le proprie
energie interne.
Ma cosa intendiamo per Io?
L’Io è il centro stabile attorno al quale
ruotano i contenuti psichici che affollano la personalità; è la sua
manifestazione che ci da il senso di identità individuale e ci permette di
sentirci sempre noi stessi attraverso i mutevoli pensieri e gli stati d’animo
della quotidianità. Solo attraverso la disidentificazione possiamo staccare la
nostra coscienza dai contenuti e permetterle di concepirsi priva di ogni
contenuto e di ogni punto di appoggio (e in ciò si realizza
l’auto-identificazione).
Dobbiamo a questo punto
chiarire che la conoscenza delle dinamiche della personalità e dell’inconscio
da sola non è sufficiente per indurre trasformazioni nella psiche. Il “conosci te stesso” infatti richiede di
essere accompagnato dalla scoperta e dal potenziamento della Volontà.
Coscienza
e Volontà sono entità correlate poiché la Volontà rappresenta l’aspetto
dinamico e propulsivo dell’Io. La stretta connessione tra la funzione della Volontà
e la Coscienza è un punto cardine della Psicosintesi. Come ci ricorda Assagioli: “l’autocoscienza implica che noi agiamo da osservatori e testimoni di
ciò che accade all’interno della psiche o all’esterno. In tal senso l’Io […] è un punto di osservatore, uno spettatore
che guarda il flusso degli avvenimenti. Contemporaneamente alla consapevolezza
acquisita osservando, la volontà interviene attivamente per orchestrare le
energie della personalità, per creare l’impegno a sollecitare l’azione nel mondo.”
La Volontà è insomma il nucleo
energetico insito nella Coscienza che, se riconosciuto e attivato, genera la
facoltà di dirigere i comportamenti della personalità. In altre parole, la
coscienza è dotata dell’energia della volontà, che le consente di operare sulla
personalità: l’uomo è veramente libero
solo se riesce a porsi nella coscienza, a da questa posizione osservare i
contenuti psichici ed agire, attivando la volontà, secondo il proprio progetto
esistenziale. L’autorealizzazione passa quindi dalla disidentificazione dai
contenuti psichici e dall’identificazione nella coscienza, la quale – in quanto
principio unificante della psiche – racchiude in sé il nostro piano
esistenziale e ci spinge ad attuarlo. Ad ogni essere umano è data le
possibilità di fare della propria vita un’opera d’arte, plasmando la propria
esistenza alla luce della coscienza; ignorare tale luce riduce l’agire a quello
di una marionetta, i cui fili sono mossi dai condizionamenti ambientali,
biologici o inconsci.
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