"Un uomo vuole appendere un quadro. Ha il chiodo, ma non il martello. Il vicino ne possiede uno, così decide di farselo prestare. A questo punto gli sorge un dubbio: e se non me lo volesse prestare? Già ieri mi ha salutato appena. Forse aveva fretta, ma forse la fretta era una scusa perché ce l’ha con me. E perché? Io non gli ho fatto nulla. Se qualcuno mi chiedesse un martello io glielo darei subito. Perché lui no? Come si può rifiutare un favore tanto banale? Gente così rovina l’esistenza al prossimo. Per giunta pensa che io abbia bisogno di lui, e solo perché possiede un martello. Adesso basta! E così si precipita dal vicino. Questi apre, e prima ancora che possa dire “Buongiorno” egli grida: “Si tenga pure il suo martello, villano!”
da "Istruzioni per rendersi infelici" (Paul Watzlawick, Feltrinelli, 1997)
Questo piccolo libricino (si legge in un'oretta) affronta in chiave splendidamente ironica un argomento davvero importante, ovvero come ogni giorno ciascuno di noi impieghi tempo e fatica a rendere se stesso infelice. Detta così può sembrare un'assurdità, eppure è proprio quello che accade: spesso si tratta di piccole cose, occasioni mancate, qualcosa a cui si rinuncia prima ancora di provare "perché tanto non ci riuscirei" o "perché non ne vale la pena"; oppure si manifesta nel rimanere aggrappati al passato "stile koala sull'albero", visto che “un ulteriore vantaggio della fedeltà al passato consiste nel fatto che in questo modo non rimane il tempo di dedicarsi al presente." (cit.)
Qualche altro esempio?
Ci rendiamo infelici quando rifiutiamo la felicità una volta ottenuta, perché "ormai è troppo tardi e non la voglio più".
Ci rendiamo infelici quando ci pensiamo immeritevoli di amore, perciò se qualcuno ci ama "è evidente che lui/lei ha qualcosa che non va!!".
Ci rendiamo infelici quando pensiamo a cose infelici proprio quando siamo sul punto di essere felici, magari perché infondo non pensiamo di meritarci la felicità.
E nel nostro essere infelici travolgiamo chi ci sta intorno, soprattutto se si tratta del nostro partner.
“Non c’è quasi nulla di meglio, nella creazione dell’infelicità, che il mettere l’inconsapevole partner di fronte all’ultimo anello di una lunga e complicata catena immaginaria, nella quale egli svolge un ruolo decisivo e negativo. Il suo sconcerto, il suo sgomento, il suo asserito non comprendere, la sua indignazione, il suo voler discolparsi sono per voi la prova inconfutabile che avete ragione, che avete accordato la vostra benevolenza a chi non lo meritava, e che ancora una volta si è abusato della vostra bontà.”
Significa che siamo tutti masochisti? In un certo senso si, ma significa anche che ognuno di noi ha l'opportunità, ogni giorno, di evitarsi qualche piccola o grande infelicità. Sta a noi scovare tutti i trucchi (e sono tanti!) che ogni giorno mettiamo in atto per renderci infelici e, chissà, magari imparare a liberarcene!
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